Progetto:
PNRR – M1C3-2.2-2022-002222

PNRR – M1C3 – Misura 2 “Rigenerazione piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”
Investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”

Finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU

Codice CUP: I18C22000380006
ID: 3474

RESTAURO E VALORIZZAZIONE
DEI MONUMENTI AD ESEDRA
DELL’AREA ARCHEOLOGICA
DI SANT’ANSANO

Beneficiario:Società Agricola Terre di Allerona s.s.

Sant’Ansano martire nella storia e nella tradizione religiosa

estratto dall’omonimo volume del Dr Claudio Urbani

La vita e il martirio di Sant'Ansano

Ansano nacque a Roma verso il 284 dalla nobile famiglia Anicia. Suo padre era un certo Tranquillino, insignito della dignità senatoria.
Fu educato fin da fanciullo nella conoscenza delle lettere ma ben presto entrò in contatto con alcuni cristiani che gli rivelarono le verità del Vangelo.
Secondo la tradizione, Ansano fu battezzato all’età di dodici anni, di nascosto di suo padre, dal sacerdote romano Protasio che sarebbe stato avvertito in sogno da un angelo del desiderio del giovane di diventare seguace di Cristo.
Un ruolo di primo piano nella conversione di Ansano ha avuto una nobile matrona e sua parente di nome Massima dai cui esempi e dai cui ammaestramenti egli attinse la forza per progredire nella fede.
Di Massima, che fu madrina al battesimo di Ansano, conosciamo la provenienza dal territorio Olimfitano, secondo quanto afferma Silvano Razzi nella sua opera dedicata alle vite dei santi e beati toscani.
Fino all’età di 17 anni Ansano coltivò in silenzio e di nascosto la sua fede nella casa paterna come troviamo scritto nel bollettino parrocchiale di Allerona L’Apostolo in famiglia edito nel maggio 1937 ove si precisa che i cenni biografici «sono stati attinti alla fonte purissima di documenti che meritano la nostra piena adesione».
Il padre Tranquillino, accortosi della conversione del figlio, si adoperò con lusinghe e con minacce per ricondurlo alle vecchie idolatrie ma, visto fallito ogni sforzo e reputando un disonore per la propria casa la fede del figlio, lo denunciò all’Imperatore affinché lo trattasse secondo le leggi anticristiane.
Ansano fu perciò catturato dai soldati e condotto davanti al tribunale.
Si racconta che durante il tragitto avrebbe ridonato la vista ad un cieco.
Davanti ai giudici il giovane confermò la sua fede e ciò gli valse la condanna alla prigione dalla quale riuscì ad evadere e si allontanò da Roma per la via Cassia rifugiandosi dapprima a Bagnoregio (VT) da dove raggiunse Siena di cui divenne l’apostolo e I ‘ evangelizzatore.
A Siena, che era allora un piccolo centro, Ansano fece conoscere la dottrina cristiana con la parola e con le opere; alla predicazione infatti seguirono i miracoli con i quali risanava il corpo ai malati, ridava la vista ai ciechi, la parola ai muti e liberava gli indemoniati.
Qui venne a contatto anche con altri cristiani che vi si erano in precedenza rifugiati per sfuggire alla persecuzione dell’imperatore Valeriano. Tra questi c’erano anche alcuni parenti e consanguinei del sommo pontefice Lucio I, anch’esso martirizzato, e da lui stesso forse presero il nome Lucii.
Le conquiste cristiane indispettirono il proconsole romano Lisia, governatore della città di Siena, che fece arrestare Ansano e lo fece «incarcerare in una torre a canto a la porta dentro al castello luogo del tribunale, dove risiedeva per giudice uno della famiglia degli Ottorenghi, il quale favorito dagli imperatori concorse nella morte del Santo».
Fu poi condotto «fuor de la porta ne la Valle piatta» (luogo in seguito denominato Fosso di S. Ansano) e fu gettato, sempre per ordine di Lisia, in una caldaia di olio bollente da cui, per volontà divina, uscì illeso».
Secondo la tradizione ciò sarebbe avvenuto sul colle dedicato a Minerva, dove oggi si trova il Duomo.
Il timore di una sommossa popolare persuase il magistrato a sospendere il supplizio ma successivamente fu rinnovato ai soldati l’ordine di catturare Ansano che questa volta, trascinato oltre il fiume Arbia, fu decapitato.
Aveva 19 o forse 20 anni.

Era il 1° dicembre del 303, l’anno in cui fu pubblicato il primo dei quattro ferocissimi editti di Diocleziano.
La persecuzione di Diocleziano, la decima in ordine di tempo, ebbe inizio il 24 febbraio del 303 e fece moltissime vittime illustri tra cui il papa Marcellino, Agnese, Sebastiano, Cosma, Lucia ed il nostro Ansano.
Iniziata la persecuzione, Ansano dunque sarebbe stato arrestato insieme con Massima e con lei rinchiuso in carcere e sottoposto a torture.
Secondo i suoi biografi sarebbe poi stato ucciso nel 303 durante l’ottavo anno dell’impero di Diocleziano ed il settimo dell’imperatore Massimiano.
La decapitazione di Ansano avvenne a Dofana allora in territorio della diocesi di Arezzo.
Lì il corpo fu sepolto per circa ottocento anni finché si sparse la fama di molti miracoli che stavano avvenendo per opera del Santo, così il 6 febbraio del 1107 il vescovo di Siena Gualfredo fece disseppellire il cadavere e lo fece trasferire in città con tutti gli onori dopo aver dato il capo al vescovo di Arezzo perché lo collocasse nella chiesa Cattedrale.
Tuttora la testa di Ansano è conservata in un reliquario d’argento posto nella Sala Capitolare della Cattedrale aretina.
Testimonianze orali da noi raccolte attestano che fino a pochi decenni fa la reliquia era oggetto di particolare venerazione e con essa si faceva una processione solenne ogni anno all’interno del Duomo nel giorno del 1° dicembre. Ancora oggi la chiesa aretina fa menzione di questo Santo nell’Ordo Missarum.
Portato a Siena nel Duomo, il corpo del martire vi rimase per un lungo periodo fin quando cioè il 3 dicembre 1441 i resti del corpo sono andati soggetti ad una combustione sprigionata da un fulmine abbattutosi sulla sacrestia risparmiando soltanto le due braccia. In seguito le reliquie furono trasferite nella chiesa di Castelvecchio la cui costruzione fu decretata dai quattro provveditori di Bicchierna perché avesse una degna onoranza «ne la torre ove esso, per la fede cristiana, stette in prigione perfino che fu mandato al santo martirio».
Questo episodio, come il precedente relativo alla traslocazione del corpo da Dofana a Siena, si trova nell’opera di Ludovico Antonio Muratori dal titolo Raccolta degli storici italiani dal 500 al 1500.

Il culto di Sant'Ansano a Allerona e dintorni
Il culto nella città di Orvieto

Al giorno d’oggi, quando si parla di S. Ansano si fa un’associazione immediata con Siena, ma subito dopo non bisogna dimenticare Allerona dove sopravvive il culto verso questo Santo, venerato come evangelizzatore di queste terre.
Molte notizie storiche confermano che in passato la devozione a S. Ansano era molto diffusa anche nella città di Orvieto dove una chiesa sotto il suo titolo viene riportata nel catasto del 1292 come si desume da uno studio di Elizabeth Carpentier la quale sostiene però che le chiese cittadine nel catasto del contado sono rappresentate malissimo, riscontrandosi 65 menzioni per una dozzina di chiese, tra le quali figurano in primo piano quelle di S. Giovanni e S. Giovenale, ma anche quella di Santo Sano andata distrutta alla fine del Quattrocento. A Orvieto sono segnalate tracce significative di questa devozione, attraverso affreschi pittorici due — tre — quattrocenteschi di scuola umbro senese, nella nominata chiesa di S. Giovenale e in quella di S. Stefano, in una cappella dei Ss. Marzio, Ansano e Nicola, situata accanto alla chiesa di S. Lorenzo, ancora nominata nel 1366, in un altare in duomo dedicato al nostro Santo insieme a S. Egidio fino al Seicento e in una cappella di S. Ansano nella chiesa di S. Stefano, fatta costruire della famiglia Battaglini e officiata nel 1630 dal cappellano don Cesare Tofielli, giusto quanto annotato nella Visita pastorale eseguita in quell’anno dal vescovo di Orvieto Pietro Paolo Crescenzi.
Della chiesa citata dalla Carpentier non si trovano più notizie dalla fine del Quattrocento, ma ad essa potrebbe riferirsi il testamento sotto la data del 3 luglio 1253 con cui Ranerio, figlio del conte Giovanni Fumi lasciò molti denari e prodotti in natura a diverse chiese della diocesi di Orvieto tra cui dieci soldi alla chiesa di Santo Sano per suffragio dell’anima sua. E ancora l’atto notarile del 1288, rinvenuto in una raccolta di pergamene, nel quale il pubblico notaio Apollinare Benentendi ha registrato la rinuncia alla chiesa di S. Ansano da parte del chierico Guidetto di Bernardo (o Bernardi) e l’affidamento di essa al canonico orvietano Monaldo dall’allora vescovo di Orvieto Francesco Monaldeschi. È facile che questa nomina sia da riferire alla chiesa di sant’Ansano di Orvieto la cui attribuzione meglio si confaceva a un sacerdote rivestito della dignità canonicale, rispetto a quella rurale e periferica di Allerona, quasi ai margini del Contado. Un documento coevo del 1288 ci tramanda la notizia che la chiesa di S. Ansano di Orvieto precede la costruzione del duomo stesso e «che doveva avere una certa importanza e quindi dal punto di vista demografico un buon numero di parrocchiani».

Il sito archeologico di Sant'Ansano di Allerona

Per quanto riguarda la chiesa di S. Ansano dell’area archeologica nei pressi di Allerona, nel 1962 lo storico orvietano Aurelio Ficarelli ha pubblicato notizie che vogliono di antichissima tradizione la devozione al Santo in questo luogo, dove si sarebbe soffermato a diffondere il Vangelo e a compiere miracoli, in presenza evidentemente di una comunità già insediata nei primi esordi del Cristianesimo, nelle vicinanze di una sorgente d’acqua e di una strada, la via consolare Traiana Nova, che dal II secolo a. C. fino al terzo secolo d. C. sostituiva la rovinata Via Cassia nel tratto da Bolsena a Chiusi. Lungo questa Via permangono molti resti architettonici scoperti e studiati nel corso del tempo perché le strade romane per lunghi secoli, come si è evidenziato nel capitolo precedente, hanno costituito il più importante veicolo per il traffico.
Studi archeologici eseguiti nel 1996 su quest’area a cura della Soprintendenza Archeologica dell’Umbria hanno interpetrato i due edifici esistenti come monumenti funerari eretti ai lati di una strada antica. La struttura originaria dei due monumenti è a pianta rettangolare, con il lato sud est aperto da una grande esedra voltata. La muratura è in opus vittatum misto di pietra e laterizio sul retro e sui lati del monumento, mentre il paramento dell’esedra è tutto in laterizio con un rifascio a sottolineare l’apertura dell’esedra. Nel caso dell’edificio dedicato a S. Ansano l’esedra del monumento è stata utilizzata come abside della piccola chiesa, ottenuta prolungando i muri laterali dell’esedra a formare una piccola navata, ormai completamente diruta. L’interno dell’abside di S. Ansano mostra una pavimentazione in laterizi e tre banconi, due laterali e uno ortogonale centrale, anch’essi pertinenti alla costruzione originaria antica, come si evince con sicurezza dai lembi di intonaco con cocciopesto ancora conservati. Il tipo dei due monumenti sembra doversi ricondurre, secondo la Soprintendenza, ai monumenti funerari cosiddetti ad esedra. «La struttura appare tuttavia semplificata rispetto a quest’ultimi in quanto l’esedra non è movimentata da nicchie per la collocazione di statue. Nel suo complesso la struttura sembra piuttosto la monumentalizzazione delle consuete edicole funerarie di piccole dimensioni completate nella nicchia centrale del ritratto del defunto.
La tecnica costruttiva, se pur non sicuramente determinante per la cronologia dei due monumenti, ha orientato tuttavia a proporne una collocazione nell’ambito del II sec. d. C.
I due monumenti rivestono notevoli indicazioni topografiche che ne derivano, segnalando l’antichità e il rilievo del percorso stradale ai cui lati sono eretti».
Oltre alle strutture in questione la località rivela cospicue tracce di altre presenze di età romana. Resti di una villa romana vicino alla sorgente con piccolo invaso a lato del podere Santo Sano e sotto quello denominato S. Ansano Nuovo. «Tombe ad inumazione con protezione di tegole sono segnalate nell’area intorno ai due monumenti funerari mentre nel pianoro sottostante affiorano strutture murarie in opera reticolata, pavimenti in opus spicatum e opere di canalizzazione della sorgente d’acqua che ivi scaturisce. L’abbondante presenza di ceramica di superficie offre utili indicazioni circa l’estensione dell’area archeologica qui esistente, da riferire orientativamente al I sec. d. C. in base al tipo di paramento delle strutture cementizie».
La relazione della Soprintendenza si chiudeva con la riaffermazione dell’indubbio interesse archeologico dell’area, lasciando tuttavia ancora problematico l’inquadramento delle strutture, non potendosi stabilire, in assenza di indagini di scavo, se si sia in presenza di una villa (nel significato di villaggio aperto, senza mura protettive) o piuttosto di edifici direttamente connessi all’utilizzo pratico e/o cultuale della sorgente.
Le testimonianze storiche più remote sulla chiesa rurale di S. Ansano di Allerona risalgono a circa un millennio dopo il martirio del Santo avvenuto, come detto, nel 303 d. C. Questo lunghissimo intervallo di tempo può spiegarsi con una serie di motivi tra cui principalmente i ritardi e le difficoltà delle comunicazioni e degli spostamenti, la perdita o la distruzione di documenti a causa dell’usura del tempo e della mancata considerazione della loro importanza. Del resto anche a Siena, nel luogo principale della devozione ansaniana, il monumento più antico è l’oratorio di S. Ansano ricordato nell’anno 650 in un compromesso tra Mauro, vescovo di Siena e Servando, vescovo di Arezzo.
Le fonti che si citano di seguito vanno interpretate nella loro complementarietà perché sebbene la chiesa di cui ci occupiamo non compaia nel Catasto dei pivieri e dei castelli sottoposti al Comune di Orvieto redatto nel 1278, e neppure in quello del 1292 che pure contempla il piviere di Allerona, è nominata invece nel libro delle Rationes Decimarum già dal 1275, epoca in cui pagava le decime al vescovo di Orvieto, e per questo viene riportata come testimonianza visiva nella carta geografica allegata al libro delle Rationes dei secoli XIII e XIV.
L’area in cui insiste compare inoltre in alcuni atti di compravendite che hanno interessato il vescovato, avvenute verso la fine del 1200; infatti dopo che il vescovo di Orvieto Aldobrandino Cavalcanti ebbe comprato nel 1273 da Matteo Pandolfi di Orvieto, a nome del vescovato, tutta la tenuta di Meana formata da case, terre, vigne, boschi e due molini la cui estensione arrivava dirimpetto alla zona Santo Sano, il 12 ottobre 1274 Francesco Bonensegne vendette al frate Giovanni, vicario dello stesso Vescovo, fra gli altri suoi possedimenti, anche quelli ricadenti nella contrada Santo Sano.
Risulta poi che il 1 settembre 1282 il vescovo di Orvieto Francesco Monaldeschi concesse in affitto a Masseo olim Vite di Vignarco tutto il podere connotato oltre che dal nome della contrada stessa, anche dalla vicinanza alla strada che va ad Allerona e al fossato di Ripuglie e che il 2 luglio 1288, questo podere, posto al di là del fossato di Ripuglie, il Vescovo lo permutò con un altro che i monaci Guglielmiti di S. Pietro Aquaeortus possedevano nei pressi del monastero e della chiesa di S. Giovanni di Meana o di Montepaleario.
In un frammento di statuto del comune di Orvieto del 1313-1315, dopo la descrizione dei resti della cappella di S. Ansano, nella parte dell’Indice delle Rubriche in cui si fa riferimento all’Ospedale di Santa Maria e della Carità, alla Rubrica 127 si trova annotato «De ponte faciendo in ûRivarcari» e alla Rubrica 128 è riportata la scritta «De fonte Sancti Sani». Anche queste notizie sono da riferire alla chiesa rurale di Allerona per il richiamo al torrente Rivarcale, che scorre interamente in questo Comune e che all’epoca appariva bisognoso di un ponte nella parte terminale pianeggiante dove l’Ospedale possedeva dei terreni fino ai pressi della località Santo Sano. Lo stesso può dirsi dell’atto del 15 settembre 1356 con cui il vescovo di Orvieto Ponzio Peretti conferì a Corrado, figlio del nobil uomo Benedetto di Ermanno Monaldeschi di Orvieto, in qualità di rettore, metà della chiesa rurale di S. Ansano della diocesi orvietana.
Da tutte le notizie riportate sopra appare chiaramente indicata la presenza della chiesa rurale in un tratto del territorio alleronese tra i due fossati Ripuglie e Rivarcale.
Notizie storicamente attendibili e sicuramente riferite alla chiesa rurale di Santo Sano ce le forniscono, a partire dal Cinquecento, gli atti delle Visite pastorali dei vescovi di Orvieto a cominciare da quella apostolica eseguita dal vescovo Alfonso Binarino il 25 settembre 1573, occasione in cui annotò che si trattava di una chiesa semplice, senza cura di anime, situata fuori del castello di Allerona che aveva per rettore don Presentino Bisdomino di Arezzo. Il Vescovo trovò l’altare spogliato, vide che in una figura dell’icona c’era uno spazio non dipinto e molto incrostato e un’altra sacra immagine da decorarsi; trovò anche la porta senza chiave, il tetto mancante di tegole e legni e il muro fatiscente nella parte anteriore, non c’era il pavimento né il campanile perciò ordinò di pavimentarla ed imbiancarla, di fare il campanile per porvi la campana rinvenuta in terra e di tenere la porta chiusa a chiave. A quel tempo era governatore della chiesa, figura forse da intendere come patrono, Dom.nus Jacobus Philippus Vaschiensis, tuttavia il Vescovo dette incarico di provvedere a queste opere al signor Antonio Lattanzi, adoperando i due scudi e trentacinque baiocchi di elemosine che la chiesa possedeva. Sappiamo che in questo periodo il luogo era abitato; lo si deduce dalla notizia che tale Ascanio di Santo Sano il 6 maggio 1576 si era aggiudicato quale miglior offerente l’appalto del sale della comunità di Allerona per un anno a partire dallo stesso giorno.
Nel 1687, al momento della Visita eseguita dal cardinale vescovo Savio Millini, la struttura si trovava invece in stato mediocre e continuava a mantenere il beneficio annesso alla cattedrale dell’entità di 17 scudi con l’onere di celebrare quattro Messe ogni quattro settimane. Il rettore economo del tempo rispondeva al nome di don Basilio Cavallini.
Di questa chiesa nel 1725 il vescovo Elisei rinnovò la sospensione «et mandavit expediri sequestra contra D. Severinum Missini», ordinando inoltre che venisse chiusa a chiave, per impedirne usi profani, e che la chiave fosse tenuta dal Vicario foraneo. Dopo questa data nessuno si è più curato delle vicende spirituali e materiali di questa cappella di cui permangono allo stato attuale solo pochi ruderi.
Di recente, in quest’area sono state condotte due campagne di scavo congiuntamente nel 2013 e 2014 dal Saint Anselm College (Manchester, New Hampshire, USA) e dal Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano, sotto la guida rispettivamente del prof. David B. George e dell’archeologo Claudio Bizzarri, per far luce sulla natura e sulla forma complessiva dell’insediamento.
L’indagine ha preso il via dall’osservazione delle due strutture absidate, poste ai lati di una carrareccia di servizio. Nei terreni limitrofi alle due strutture in elevato, sia a valle che a monte, sono state individuati resti murari d’epoca romana, in massima parte strutture in opus caementicium. Si tratta dei resti di un complesso di più ampio respiro, che probabilmente esula dalla mera area a carattere funerario per identificarsi quale insediamento produttivo a latere di una delle vie di comunicazione più importanti del territorio orvietano nell’antichità, la via Traiana Nova.
Sui resti pittorici conservati all’interno dell’abside della cappella della chiesa sono state effettuate analisi condotte con una particolare attrezzatura (RAMAN) in grado di individuare i composti di origine organica, alla base della manifattura dei pigmenti medesimi; tali procedimenti hanno visto anche la compartecipazione di tecnici provenienti dall’università belga di Ghent.
Nel corso del 2013 sono state scavate delle trincee esplorative allo scopo di documentare la consistenza dei resti e di poterne comprendere meglio la funzione. Lungo i lati esterni di una delle absidi è stata rinvenuta una serie di sepolture d’epoca medievale, scavate poi nel corso del 2014. Ci si è interrogati quindi sia sulla relazione funzionale e strutturale esistente fra i due corpi in opera laterizia, che sull’eventualità che la cappella di S. Ansano fosse o meno il risultato di un riuso di strutture termali d’epoca romana, che sulla natura e cronologia delle deposizioni di inumati. Per queste ultime si è proceduto allo scavo dei resti scheletrici ed alla campionatura — una tecnica innovativa – di aree di terra in concomitanza col posizionamento degli organi interni dei defunti. Le analisi dovevano consentire di valutare le condizioni di salute dei soggetti in vita ed eventuali patologie che ne hanno determinato il decesso. Si tratta di analisi di carattere archeometrico di relativo recente sviluppo. Entrambe le deposizioni sono state scavate completamente ed i resti osteologici recuperati per ulteriori studi specialistici. Le inumazioni seguivano la medesima tipologia funeraria, senza la presenza di una bara lignea, con i defunti deposti, supina terra. La deposizione n. 2 presentava elementi in bronzo pertinenti ad una catenella, che correvano lungo il petto e la spalla dell’inumato mentre nella deposizione n. 1 sono state rinvenute due monete (Ordinanza di Perugia, datate al 1471), elemento utile alla cronologia delle deposizioni medesime che testimoniano quindi una prolungata frequentazione dell’area. Lo scheletro della deposizione denominata 2, misurava un metro e trentanove cm di altezza, con le braccia ripiegate sul busto. Sulla gabbia toracica sono stati rinvenuti i piccoli anelli in bronzo sopra menzionati, alcuni dei quali scivolati al disotto delle ossa. Si trattava di un ornamento personale o della decorazione di una stola, indossata dall’inumato. Da un primo esame sembra infatti che la conformazione delle ossa pelviche possano indicare il defunto come di sesso maschile. Sembra anche di poter notare una certa usura delle teste dei femori e delle tibie su entrambi gli arti inferiori. Le modalità di intervento sul campo hanno suggerito di disarticolare lo scheletro e di conservare le ossa in apposite scatole di cartone atossico, pronte quindi per le analisi di carattere osteologico.
Nella restante porzione della trincea A è stata scavata la deposizione 1, collocata in una fossa disposta parallelamente rispetto al muro occidentale dell’abside. Le monete alle quali s’è fatto cenno sono state recuperate una nel corso della campagna 2013, proprio al disopra dell’inumazione, mentre nel corso del 2014 una identica è stata ritrovata al disotto dello scheletro. Si tratta di un dato che consente di essere precisi con la cronologia della deposizione. Da notare anche che un frammento di ansa a nastro pertinente ad un vaso in maiolica arcaica orvietana è stato recuperato in corrispondenza delle ossa della gabbia toracica.
All’interno della piccola navata della cappella le indagini archeologiche non hanno purtroppo potuto portare all’individuazione di alcun piano pavimentale, probabilmente già asportato in epoca antica; sembra comunque di poter ribadire che le partizioni interne all’area ancora coperta dalla volta in laterizio siano d’epoca romana, forse funzionali ad un impianto termale, come denunciato dalla presenza di cocciopesto, una sorta di malta di carattere idraulico.
La trincea aperta a forma di lettera elle lungo la gemella struttura absidata posta dal lato opposto della strada di servizio ai terreni agricoli, non ha dato elementi utili alla comprensione del sistema edilizio peraltro di sicura esistenza. È stato possibile individuare altri resti umani ma in un chiaro contesto caratterizzato da una forte alterazione della stratigrafia. Nel complesso quindi le indagini condotte presso la chiesa di S. Ansano di Allerona testimoniano dell’esistenza di un’importante fase d’epoca romana, probabilmente d’epoca tardo repubblicana ed imperiale, alla quale fa seguito il riutilizzo, a partire almeno da epoca medievale, di una delle absidi quale cappella per il culto del Santo. Di certo l’area archeologica è più estesa di quella oggi visibile in elevato ed è altrettanto certo che anche l’area necropolare d’epoca medievale doveva estendersi tutt’attorno all’edificio religioso. Per il momento le indagini si sono fermate a causa del ridotto spazio residuo presente attorno alla cappella ed all’impossibilità di impiantare un cantiere in altre aree adiacenti.

Il culto nella chiesa del Poggio Vecchio

Nell’anno 1607, come risulta dagli atti della Visita pastorale del vescovo di Orvieto Giacomo Sannesio, nella chiesa di Santa Maria del Poggio Vecchio, a pochi passi da Allerona, andata distrutta alla fine dell’Ottocento, esisteva un altare intitolato alla SS. Concezione, sormontato dalle immagini della Beata Vergine e dei Ss. Giovanni e Ansano che nell’incipit dello Statuto comunale del 1585 sono definiti advocati del Castello. Nel 1616, ai tempi della seconda Visita Sannesio, quest’altare era dedicato solo a S. Ansano e nel 1624 venne restaurato a spese del Comune con materiali di un certo pregio. Quanto alle attività di culto, c’è da ricordare che nel Cinquecento e nel Seicento nella chiesa del Poggio Vecchio, nel giorno della festa di Sant’Ansano erano celebrate Messe sull’altare eretto in suo onore e si svolgeva una processione che arrivava fino alla chiesa rurale di Santo Sano.
Dell’altare di S. Ansano al Poggio Vecchio si continuerà a fare menzione anche nel Settecento in occasione delle Visite pastorali dei vescovi Degli Atti, Teroni e Elisei, ma non più della processione a Santo Sano.

La festa di Sant 'Ansano nell'età moderna

Delle celebrazioni in onore di questo Santo ad Allerona si rinvengono notizie che risalgono indietro fino alla metà del Quattrocento.
In un libro conservato nell’Archivio di Stato di Orvieto, sotto il titolo Statuto del Castello di Allerona sono raccolti una serie di atti e provvedimenti amministrativi relativi alla comunità che abbracciano tutto il secolo. Dapprima si rinvengono solo notizie scarne come quella sotto la data del 3 agosto 1455, giorno in cui Piero di Tolomeo, detto Bolognino, visconte del castello, ha rivisto il rendiconto di tutte le spese fatte dal camerlengo Antonio detto Rossetto per conto della Comunità, tra cui compare la spesa di 2 lire, 7 soldi e 6 quattrini per il vino che fu offerto agli uomini per la festa di S. Ansano.
Il 22 giugno 1460 si trova registrata la spesa di quattro lire per due agnelli dati al Comune e consumati nella festa di S. Ansano.
Il 6 maggio 1464 è stata fatta un’annotazione esplicitamente denominata La festa di Santo Sano, scritta di propria mano dal visconte stesso, Battista di Nicolò di Fagiolo per volontà del Comune e dei signori eletti per organizzare la festa. Vi si spiega nel dettaglio, dopo la rituale invocazione dell’onnipotente Dio, della Vergine Maria e di tutti i Santi e Sante del paradiso, ciò che avvenne quel giorno, cioè che fu fatta l’adunanza dei consiglieri, secondo il costume consueto, per discutere “la proposta fatta a tutto il Consiglio circa la festa del devoto e glorioso Santo Sano, Santo in Paradiso e cioè se il Comune voleva organizzarla o no”. A questa adunanza intervennero, tra gli altri, anche i consiglieri Nicola di Sano, Antonello di Petruzzo, Cataluccio di Lorenzo, Pietro di Mariano, Domenico di Giovanni di Teo e Guerrozzo di Pietro che l’avevano indetta. Durante lo svolgimento dell’assemblea, Antonio detto Cappuccio «si alzò e dette il suo saggio consiglio che il Comune la dovesse organizzare e che si dovesse fare onore a questo glorioso santo». La sua proposta fu ripresa e confermata anche da consiglieri Giovanni d’Agostino e Guglielmo Cappelletti, fu messa ai voti ed ottenne 47 voti (fave) favorevoli e nessun contrario. Furono nominati santesi della festa di quell’anno Franceschino di Lorenzo e Pietro Antonio di Paolo.
Il 15 settembre 1467 il visconte Eusebio degli Avveduti ha redatto il verbale di un rendiconto contabile presentato dal camerlengo Leonardo di Giacomo, e verificato dai revisori Simone del Ciotto e Antonio detto Cappuccio, da cui risulta la spesa di 2 lire per due barili di vino per la festa di Santo Sano dell’anno precedente, acquistati rispettivamente uno da Pietro di Francesco e l’altro da Leonardo della Paola.
Più ricca di particolari è una nota del 29 settembre 1467 ove sono registrate le spese sostenute dal camerlengo Simone del Ciotto per la festa di S. Ansano e cioè 6 baiocchi per l’alloggio del padre predicatore, 20 soldi offerti al predicatore stesso, 12 fiorini per l’acquisto di lardo, 1 lira e 18 baiocchi per l’acquisto di vino da offrire alla gente intervenuta, 3 lire e 10 baiocchi per una soma di vino «che fu portata a S. Ansano».
In una raccolta di Carte Sparse dell’Archivio di Stato di Orvieto è stato classificato col numero c. 360 un documento del 4 maggio 1534 contenente la Dichiarazione del consultore in merito all’istituzione della fiera nel castello di Allerona. Da questo documento emerge che i Conservatori della pace del popolo orvietano, Monaldo di Fagiolo, Felice e Benedetto degli Spada e Tobia Magonio, hanno ordinato pubblicamente agli uomini e ai consiglieri del castello di Allerona, nella riunione del consiglio generale tenutasi il 15 o 16 di aprile, di istituire un giorno di fiera ogni anno, in occasione della celebrazione della festa di S. Ansano. Per aiutare i consiglieri comunali a disciplinare le modalità di svolgimento della fiera stessa, cioè l’arrivo, la permanenza e il ritorno dei commercianti che sarebbero venuti a vendere merci e bestiame dal territorio orvietano, i Conservatori mandarono ad Allerona quale consultore l’avvocato orvietano Raffaele Benincasa, molto esperto e stimato, raccomandandogli di chiarire ogni possibile dubbio che fosse insorto. Il giureconsulto statuì che «la comunità di Allerona poteva istituire la fiera e farla svolgere ogni anno nello stesso giorno in cui celebra la festa di S. Ansano e che coloro che vorranno andarvi a vendere merci e bestiame saranno liberi ed esenti da qualsiasi gabella sia nel giorno precedente che nello stesso giorno della festa e anche per tutto quello successivo». Tuttavia raccomandò di curare un corretto e diligente svolgimento a vantaggio della comunità e del consiglio generale.
In un’altra carta registrata nella stessa raccolta col numero c. 549 è riportata la notizia che la proposta dell’istituzione della fiera concessa dai Conservatori della pace di Orvieto «fu messa ufficialmente in votazione, secondo la previsione del regolamento comunale, e fu approvata con 18 fave a favore, trovate nell’urna, e nessuna contraria».
La conferma poi della reale istituzione della fiera la troviamo in un Libro delle deliberazioni del comune di Allerona in cui, a proposito dei Capitoli per l’appalto dell’osteria del 1547 è detto, tra l’altro, che oltre l’appaltatore «se qualche abitante di Allerona vorrà vendere vino o altre robe di propria produzione potrà farlo, senza pagare pena e potrà aprire un’osteria e vendere vino nei tre giorni della festa di S. Ansano, senza pagare alcuna pena».
Altre testimonianze sulle celebrazioni di S. Ansano sono offerte dallo Statuto del Comune di Allerona del 1585 conservato presso l’archivio municipale. Infatti nel secondo libro al capitolo sedicesimo viene fatto esplicito divieto di celebrare le cause civili nei giorni di festa e tra esse è espressamente menzionata quella di S. Ansano.
Inoltre il libro quarto, che tratta De le feste da riguardarsi riporta, nel primo capitolo, l’obbligo di astenersi «da qualsiasi lavoro o arte in di dominicale e pasquale in le feste de Santa Maria Vergine delli Beati Apostoli Pietro et Paulo e de tutti l’altri Apostoli et di San Michele Arcangelo et de Santo Sano».

Il culto oggi

Allerona celebra il patrono S. Ansano il 1° dicembre e la seconda domenica di maggio di ogni anno. Le feste sono arricchite da solenni liturgie mentre a maggio si ravviva anche con svaghi e folclore.
L’organizzazione fa capo all’omonima Compagnia di S. Ansano, eretta nell’anno 1861 e disciplinata da un proprio Statuto. Ha una base sociale piuttosto ampia suddivisa in undici squadre, ognuna delle quali, di anno in anno, si prende cura di tutti gli aspetti devozionali e non. Seguendo consuetudini antiche, la Compagnia custodisce nell’apposita cappella all’interno della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, la statua reliquiario del Santo, opera lignea del tardo Cinquecento. Tra 1892 e il 1897, sulla spinta del vescovo orvietano Antonio Briganti e del sacerdote alleronese don Americo Posarelli, la chiesa ha subito un profondo intervento di restauro e arricchimento eseguito dall’architetto orvietano Paolo Zampi. Nel 1896, inoltre, l’abside e la Cappella di S. Ansano furono decorate a tempera dal pittore senese Arturo Viligiardi, allora già noto per aver prestato la sua opera in più parti d’Italia.
Nel corso del 1997, in occasione del primo centenario della ristrutturazione, la parrocchia ha fatto eseguire il restauro delle pitture dell’abside, mentre in precedenza erano state ripristinate quelle della cappella del Santo.
Sono da ricordare le solenni celebrazioni svoltesi ad Allerona nell’anno 2003 in occasione del XVII Centenario della morte di S. Ansano. Si è trattato di un anno giubilare arricchito dalla concessione dell’Indulgenza parziale e, in cinque particolari occasioni, anche di quella plenaria, che il Santo Padre ha concesso per questa speciale ricorrenza.
Nella settimana precedente la seconda domenica di maggio di quell’anno, in vista della solennità di S. Ansano, sono state trasportate ad Allerona sia le reliquie di Sant’Ansano conservate nella cattedrale di Siena che quelle della testa del Santo, custodite in un reliquiario nella Sala Capitolare della Cattedrale di Arezzo, accompagnate dalle Dignità ecclesiastiche delle due diocesi toscane.
Nella circostanza, il Comune di Allerona ha intitolato a S. Ansano una piazza adiacente il centro storico del paese.

Azienda

Società agricola Terre di Allerona
Via della Madonnina 58
05011 Allerona TR

P. Iva 01616050553

Certificazioni

Contatti

+39 348 3668633

info@terrediallerona.it

© 2026 Società agricola Terre di Allerona | Privacy Policy | Cookie Policy