Progetto:
PNRR – M1C3-2.2-2022-002222
PNRR – M1C3 – Misura 2 “Rigenerazione piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”
Investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”
Finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU
Codice CUP: I18C22000380006
ID: 3474
RESTAURO E VALORIZZAZIONE
DEI MONUMENTI AD ESEDRA
DELL’AREA ARCHEOLOGICA
DI SANT’ANSANO
Beneficiario:Società Agricola Terre di Allerona s.s.
Il complesso archeologico di Sant’Ansano
Contesto storico e archeologico
Paolo Binaco
Il territorio di Allerona, frequentato già da epoche remotissime, conobbe un momento di particolare vitalità nel corso dell’età romana, soprattutto nel corso della fase imperiale, quando si rese necessaria la realizzazione di un tracciato stradale che potesse migliorare i collegamenti tra il centro di Volsinii (Bolsena) e l’abitato di Clusium (Chiusi). Il percorso viario più antico, compromesso da eventi alluvionali di notevolissima entità, era la Via Cassia, che valicava il Paglia nei pressi di Orvieto. Il nuovo percorso, più breve, fu la Via Nova Traiana. La realizzazione di questa infrastruttura fu compiuta entro i primi anni del II sec. d.C. e la sua denominazione si deve all’imperatore che ne promosse la realizzazione: Traiano. Attorno alla strada si svilupparono (o ripresero vigore) numerose ville e insediamenti rustici che, grazie alla presenza dell’asse viario, potevano facilmente immettere sul mercato i prodotti agricoli. Uno di questi insediamenti si trovava appena a valle dei monumenti che sono stati oggetto dei lavori, e la sua presenza è nota grazie al rinvenimento di materiali da costruzione e resti di pavimentazioni. Vale la pena segnalare che proprio a ridosso di questo sito, immediatamente a valle delle strutture di Sant’Ansano, si trova una sorgente perenne, che in epoca romana fu probabilmente irreggimentata. Molti materiali da costruzione, con riguardo per tegole, mattoni ed elementi in pietra che dovevano fare parte di muri in opera reticolata, furono riutilizzati per la costruzione degli edifici che danno il nome alla località e che la tradizione popolare ha collegato, già dal medioevo, al culto del martire Sant’Ansano, patrono di Allerona. Questa figura è localmente nota anche come “Santo Sano”, e tale denominazione assume un particolare interesse sia in virtù dell’iconografia del personaggio, talvolta rappresentato mentre sostiene delle viscere, sia per la presenza della sorgente, alla quale potrebbero essere state attribuite – magari già da epoche più remote – proprietà medicamentose.
Per quanto riguarda il complesso oggetto di attività di restauro, esso è costituito da due strutture absidate. Da lungo tempo esse sono ritenute monumenti funerari di epoca romana, sorti nei pressi della Via Nova Traiana. Gli scavi condotti all’interno e tutto intorno hanno permesso di individuare la presenza di un esteso sepolcreto medievale, costituito da tombe a fossa terragna e frequentato a partire – almeno – dal XIV secolo. Il fulcro di questo cimitero era attorno all’edificio più meridionale, che certamente fu una cappella o – piuttosto – una chiesa rurale, punto di riferimento della modesta comunità che doveva popolare l’area. A certificare questa destinazione è la presenza dei resti di un affresco, rappresentante un santo con in mano delle chiavi, in cui potrebbe doversi riconoscere San Leonardo. Alla base dell’abside su cui si trova l’affresco sono visibili anche resti di tombe a fossa, costruite con mattoni ed elementi architettonici di recupero, che possono essere attribuite a personaggi di maggior “rilievo”. Per quanto riguarda le persone sepolte al di fuori dell’edificio, a breve distanza dal perimetro della chiesa, si segnala la presenza di adulti e di almeno un neonato. Fosse con deposizioni si addensano anche lungo quella che, ad oggi, è la fronte del complesso, a breve distanza dal ciglio che dalla scarpata che si apre verso la valle del Paglia.
Ad oggi – nonostante le attività di scavo – non sono stati individuati elementi che possano far ipotizzare un impianto delle strutture nel corso dell’età romana, facendo invece propendere per una datazione dei due edifici nel corso del Medioevo. A gettare un po’ di luce sulle vicende della chiesa sono rare fonti documentarie. La più antica risale al 2 aprile del 1288, quando il presbitero Guidectus Bernardi rassegnò le sue dimissioni, costringendo il vescovo di Orvieto alla nomina di un sostituto che potesse dare seguito alle attività liturgiche da svolgere nella chiesa. Di ben altro tenore è il quadro offerto dalla “Visita Apostolica” del 1573, che evidenzia lo stato di forte degrado a cui l’edificio di culto stava andando incontro.
Azienda
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