Progetto:
PNRR – M1C3-2.2-2022-002222

PNRR – M1C3 – Misura 2 “Rigenerazione piccoli siti culturali, patrimonio culturale, religioso e rurale”
Investimento 2.2 “Protezione e valorizzazione dell’architettura e del paesaggio rurale”

Finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU

Codice CUP: I18C22000380006
ID: 3474

RESTAURO E VALORIZZAZIONE
DEI MONUMENTI AD ESEDRA
DELL’AREA ARCHEOLOGICA
DI SANT’ANSANO

Beneficiario:Società Agricola Terre di Allerona s.s.

Sant’Ansano martire nella storia e nella tradizione religiosa

estratto dall’omonimo volume del Dr Claudio Urbani

Il culto di Sant’Ansano a Allerona e dintorni

Il culto nella città di Orvieto

Al giorno d’oggi, quando si parla di S. Ansano si fa un’associazione immediata con Siena, ma subito dopo non bisogna dimenticare Allerona dove sopravvive il culto verso questo Santo, venerato come evangelizzatore di queste terre.
Molte notizie storiche confermano che in passato la devozione a S. Ansano era molto diffusa anche nella città di Orvieto dove una chiesa sotto il suo titolo viene riportata nel catasto del 1292 come si desume da uno studio di Elizabeth Carpentier la quale sostiene però che le chiese cittadine nel catasto del contado sono rappresentate malissimo, riscontrandosi 65 menzioni per una dozzina di chiese, tra le quali figurano in primo piano quelle di S. Giovanni e S. Giovenale, ma anche quella di Santo Sano andata distrutta alla fine del Quattrocento. A Orvieto sono segnalate tracce significative di questa devozione, attraverso affreschi pittorici due — tre — quattrocenteschi di scuola umbro senese, nella nominata chiesa di S. Giovenale e in quella di S. Stefano, in una cappella dei Ss. Marzio, Ansano e Nicola, situata accanto alla chiesa di S. Lorenzo, ancora nominata nel 1366, in un altare in duomo dedicato al nostro Santo insieme a S. Egidio fino al Seicento e in una cappella di S. Ansano nella chiesa di S. Stefano, fatta costruire della famiglia Battaglini e officiata nel 1630 dal cappellano don Cesare Tofielli, giusto quanto annotato nella Visita pastorale eseguita in quell’anno dal vescovo di Orvieto Pietro Paolo Crescenzi.
Della chiesa citata dalla Carpentier non si trovano più notizie dalla fine del Quattrocento, ma ad essa potrebbe riferirsi il testamento sotto la data del 3 luglio 1253 con cui Ranerio, figlio del conte Giovanni Fumi lasciò molti denari e prodotti in natura a diverse chiese della diocesi di Orvieto tra cui dieci soldi alla chiesa di Santo Sano per suffragio dell’anima sua. E ancora l’atto notarile del 1288, rinvenuto in una raccolta di pergamene, nel quale il pubblico notaio Apollinare Benentendi ha registrato la rinuncia alla chiesa di S. Ansano da parte del chierico Guidetto di Bernardo (o Bernardi) e l’affidamento di essa al canonico orvietano Monaldo dall’allora vescovo di Orvieto Francesco Monaldeschi. È facile che questa nomina sia da riferire alla chiesa di sant’Ansano di Orvieto la cui attribuzione meglio si confaceva a un sacerdote rivestito della dignità canonicale, rispetto a quella rurale e periferica di Allerona, quasi ai margini del Contado. Un documento coevo del 1288 ci tramanda la notizia che la chiesa di S. Ansano di Orvieto precede la costruzione del duomo stesso e «che doveva avere una certa importanza e quindi dal punto di vista demografico un buon numero di parrocchiani».

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Il sito archeologico di Sant'Ansano di Allerona